Una fetta di affetto

Non ci sono parole per spiegarlo migliori di quell’espressione che sembra uno scioglilingua che Michele Carrea ha pronunciato in sala stampa. Perché, inutile negarlo, la prima in casa dell’Eurotrend Biella 2017/2018 è nata e vissuta sotto un velo di scetticismo. Non era solo mancanza di fiducia: è che arrivare dopo la squadra che ha vinto tutte le sante partite in casa della regular season, che è uscita dai playoff al supplementare di una gara-5 e ha perso la finale di Coppa Italia all’ultima azione suona già come un presagio di insuccesso. Perché ripetersi con quelle statistiche sarà impresa pressoché impossibile.

E non è mica tutto. Hall e Venuto sono a Est, Udom anche. De Vico è in A, beato lui. Al loro posto ci sono Chiarastella, che sembra così piccolo per essere un’ala forte, Sgobba che l’anno scorso non giocava mai, Bowers che sembra forte ma mancherebbe il play da mettere in quintetto, visto che Uglietti è una guardia. Aggiungiamo la sconfitta di Cagliari contro una neonata all’esordio e il quadro dello scetticismo pre-Trapani è completo.

Sentivano la pressione nello spogliatoio del Forum? Probabile. O Michele Carrea, dopo il +18, nella pancia della sala stampa, non avrebbe detto quella frase: «Speriamo che i ragazzi si siano guadagnati, dopo questa sera, una fetta di affetto da parte dei tifosi». Una fetta sola, come è giusto che sia dopo una vittoria in casa e con ventotto tappe ancora da giocare. Ma una fetta dolce, conquistata a morsi con una vittoria convincente in cui tutti hanno fatto il loro. C’è chi ha segnato, come Bowers o Ferguson (migliorato anche in difesa), c’è chi come Tessitori ha stravinto il duello contro il miglior lungo italiano del campionato, c’è chi ha fatto sempre la cosa giusta come Chiarastella e Uglietti (che il coach ha lodato in sala stampa per la “faccia giusta” in una partita in cui ha tentato solo tre tiri), c’è chi ha dato minuti anche da ala piccola come Sgobba, in un quintetto alto, interessante e in grado di reggere in difesa. Si è intravista una squadra. E non è un caso se l’esultanza più plateale del coach è arrivata dopo un’infrazione di 24 secondi di Trapani, provocata da un’azione difensiva in cui tutti hanno tenuto gli spazi e gli avversari, hanno raddoppiato al momento giusto, hanno chiuso linee di penetrazione e di passaggio. Perché se l’attacco fa comprare i biglietti, c’è chi (giusto Jazz e Tim?) riesce ad attaccare con efficacia anche facendo da solo. Ma in difesa da soli non si combina nulla… E con l’affetto e senza scetticismo, sicuramente, si lavora meglio a culo basso sul parquet. Forse non arriveranno solo vittorie in casa. Ma di certo abbiamo di nuovo una squadra.

Author: Giampiero Canneddu

Share This Post On