Troppo pochi, troppo presto

Non si è mai felici dopo una sconfitta. E nessuno scende in campo per perdere, nemmeno quando il pronostico è il più avverso di tutti. Questo è il breve messaggio introduttivo, a chi pensa che giocatori, tecnici, staff al completo dell’Eurotrend Biella debbano “vergognarsi” (testuale da qualche commento social) per essere usciti al primo turno dei playoff per la seconda stagione consecutiva nonostante il vantaggio di campo. Se si giocasse da soli si vincerebbe sempre. Invece c’è un’avversaria. E quella di turno, Montegranaro, è stata più brava dei rossoblù. Punto. Il giorno dopo però si può provare a fare qualche considerazione, tra un torcetto e una pasta di meliga per tenere a bada l’amaro in bocca.

Deficit d’inerzia. Michele Carrea ha detto che per tutto l’anno la squadra è stata brava a produrre «il basket di insieme, il basket allenato in settimana, il basket voluto sempre e solo con inerzia a favore. Nei momenti di scarsa inerzia la tendenza ad affidarsi a un giocatore, a un isolamento ci ha accompagnato per tutto il campionato». L’inerzia è un bene immateriale nella pallacanestro: la producono le palle recuperate, le difese che costringono gli avversari a forzare, una serie di canestri che non lasciano scampo a chi hai di fronte. Con l’inerzia arriva la fiducia. E con entrambe si moltiplicano le energie. Gara-4 è stata un emblema. Si fa abbastanza per arrivare alla doppia cifra di vantaggio. E poi in un fiato si va sotto, brutalmente, con l’attacco che produce il palleggio di Ferguson o di Bowers e un pick and roll. Al terzo tentativo la difesa li legge facile. Figuriamoci al sesto, quando le gambe per gli uno contro uno sono impregnate di acido lattico. Le colpe? Di chi porta palla, certo. Ma anche di chi non si presenta come alternativa affidabile al tiro. Avere una tripla aperta e buttarsi dentro in palleggio, per poi trovarsi davanti a un muro e ripassarla a un americano non porta l’inerzia dalla parte giusta.

La panchina. Montegranaro ha vinto la serie per due ragioni: la compattezza di squadra che ha portato in ognuna delle quattro partite ad alzare il tono della difesa quando serviva, cioé nell’ultimo quarto, e i protagonisti a sorpresa. Lorenzo Maspero è partito titolare per l’infortunio di Rivali: ha giocato 10 minuti in più a partita rispetto alla regular season e ha segnato 9,3 punti (contro i 5,3 delle trenta partite giocate nel girone Est). Luca Campogrande ha mantenuto più o meno la sua media-punti, pur cominciando dalla panchina, ma in gara-3 il sui 5/5 dall’arco ha segnato la partita. Kaspar Treier ha dato fiato ai lunghi e ha triplicato il suo fatturato, con 4,8 a partita. Dario Zucca ha giocato una splendida gara-1, aggiungendo 8 punti. Nessuno ha fatto mancare il proprio contributo in difesa, soprattutto Maspero su Ferguson. La panchina di Biella ha portato a finire la serie con una rotazione a sette uomini, con Rattalino non entrato tre volte su quattro e Luca Pollone in campo per meno di 5 minuti. I 12,1 punti di Sgobba e Wheatle sono il 16,3% del totale della squadra nei playoff. Non basta, specie perché alla vigilia della serie di Montegranaro si diceva: meglio lei di altre avversarie perché non ha roster profondissimo. In realtà lo ha trovato cammin facendo, mentre Biella non ci è riuscita.

I processi sommari. Forse fa parte dello sport, ma non del suo lato migliore, il voler cercare uno o più colpevoli quando le cose vanno male. Nell’era dei social network, in cui ogni voce diventa pubblica, le sentenze sono arrivate quando ancora la squadra era in campo a ringraziare la curva Barlera in trasferta domenica sera. C’era chi crocifiggeva Ferguson e chi lapidava Bowers, c’erano le critiche a Carrea e quelle più generiche a una squadra in cui nessuno aveva classe e talento a sufficienza, fino allo sparo a raffiche di mitra nel gruppo con quei “vergognatevi”. La reazione della società, attraverso qualcuno dei soci, è stata altrettanto aspra, con uno scudo alzato a proteggere il club e chi lo ha rappresentato in campo. Nulla di inusuale, per carità: nel calcio dei cugini vercellesi succede dall’inizio della stagione, in cui la colpa dell’ultimo posto della gloriosa Pro è stata scaricata nell’ordine sui giocatori brocchi, sul presidente distratto, sul direttore sportivo inetto, sull’allenatore di partenza e poi su quello subentrante, con inni di lode per il ritorno di quello di prima salvo poi dimenticarsene dopo un paio di partite perse. Ecco, possiamo smetterla e presumere che i primi ad autoprocessarsi abbiano già cominciato le udienze da oggi nella pancia del Forum? Il tifoso è impaziente e sanguigno. Non necessariamente è competente come un coach. Certamente non sa tutto quello che ruota accanto alla squadra come un allenatore, un general manager, un presidente. Se la panchina è corta, per esempio, è perché il budget non consente di più e non solo perché i rincalzi non sono riusciti a fare il passo avanti su cui tutti a settembre avevano provato a scommettere. E comunque chi ha allungato la panchina (la ricca Tortona con Alibegovic, per esempio), guarderà il resto dei playoff in diretta streaming esattamente come i biellesi. A proposito, su sette serie finite, sei vittorie a Est e la sola Casale passata a Ovest, ma contro Jesi, l’unica atipica dell’altro girone che ha affrontato i playoff con la rotazione a sette giocatori.

Tutto da buttare? No, macché. Era il primo anno senza Hall (e piaccia o no, non è poca cosa), il primo senza De Vico, il primo senza un secondo lungo americano da quando Biella è in A2. La squadra ha avuto un record positivo in regular season, è arrivata in Coppa Italia, si è giocata la Supercoppa, ha superato l’impatto delle novità con un’alchimia di squadra trovata prima del previsto («Sorprendiamoci» era il motto di Carrea), non ha mai rischiato la pelle (l’Eurobasket Roma, squadra a budget molto più elevato invece sì). Ha ritrovato un cuore rossoblù come Uglietti, ha scoperto quanto può essere prezioso un giocatore poco appariscente come Chiarastella, ha messo Wheatle nell’orbita degli osservatori e Tessitori nel novero dei più prolifici italiani del campionato. Su quali basi ripartire è presto per dirlo, perché prima c’è una lunga sessione di mercato a condizionare le scelte tecniche di Carrea e Sambugaro. Ma qualcosa è successo. Ed è stato buono.

La media spettatori. Preoccuparsi sarebbe eccessivo e ingeneroso per i fans rossoblù, dato che realtà come Casale si vantano di record di presenze che a Biella sarebbero quelli che abbassano la media. Ma gara-1 e gara-2 dei playoff sono state sotto i 2300 spettatori. Non ha aiutato il fatto che per i tifosi ospiti fosse una trasferta lunga e complicata – e al palazzetto di Porto San Giorgio non si è mai visto il pienone -. Ma sembra inusuale che nelle gare più importanti della stagione si sia abbassato il quorum delle presenze sulle gradinate. Gabriele Pinna su “Eco di Biella” ha azzardato un’analisi impietosa, parlando del fatto che i tifosi “hanno letto il bluff”, perché in fondo Biella non è ancora pronta per salire e i playoff sono soprattutto passerella. Dover comprare un biglietto ogni due giorni non aiuta, allo stesso modo. Ma se fosse un segnale d’allarme, è l’ambiente intero a non doverlo ignorare. Senza sogni, è solo una partita di pallacanestro. E ce ne sono di più spettacolari via satellite…

(Fotografia Facebook/Pallacanestro Biella)

Author: Giampiero Canneddu

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