Il ritorno di Joe Smith a Biella

Dev’esserci qualcosa nel nome, nel chiamarsi Joe. Joe Smith come Joe (anche se lui preferisce Joseph) Blair hanno un legame speciale con Biella. E se il lungo (ex) ricciolone ci torna spesso anche per salutare i suoi due figli che vivono qui, per la guardia nata in Alabama il ritorno in occasione della partita casalinga contro Legnano è una prima volta dopo sette anni.

Di prime volte Smith se ne intende: primo capitano straniero nella storia di Pallacanestro Biella, più di cento partite di campionato disputate in rossoblù, in campo all’esordio del club nelle competizioni europee, con l’esperienza in Eurocup, in campo nella stagione in cui la squadra raggiunse la semifinale scudetto e in quella in cui si salvò all’ultima giornata battendo Ferrara, in campo nella prima partita di sempre giocata al Biella Forum. Chi lo ha visto giocare ricorda il tiro da tre, arma letale da 38,6% di realizzazioni nelle sue tre stagioni in maglia Angelico, con 15 punti tondi tondi di media a partita. Chi lo ha conosciuto da vicino ricorda il sorriso, la disponibilità, lo spirito di squadra. E la voglia di parlare italiano. Sua la famosa frase: “Io non qui per giocare, io qui per vincere” che lo aveva reso per qualche secondo un Vujadin Boskov con accento statunitense. Ma per capire lo spirito di squadra e di appartenenza serve un altro aneddoto: l’ultima giornata della stagione 2005/2006 si gioca in casa. Biella sfida Cantù, ma per entrare ai playoff da ottava non le basta vincere ma deve sperare in una sconfitta della Virtus Bologna a Napoli. L’Angelico fa la sua parte (con 15 punti nel paniere di Joe) e batte i rivali della Brianza. Ma la partita di Napoli non è ancora finita. Il ragazzo con il numero 20 allora si avvicina allo spazio-stampa del PalaScatola, ruba le cuffie a uno dello staff di Radio Piemonte e ascolta gli aggiornamenti dallo studio sulla partita non ancora finita, come un tifoso qualsiasi con la radiolina. Quando Napoli chiude battendo le V nere 95-89, è il primo a saltare in campo e a cominciare la festa. La squadra centra i playoff per la seconda volta nella sua storia, in una stagione in cui Jr Bremer, il play designato, era rimasto a lungo fuori per infortunio. E la squadra sulle spalle, con compiti di regista e non solo di guardia tiratrice, se l’era caricata proprio Smith. Che con la decisione di accettare il ruolo, diventò decisivo anche nella scelta dello spogliatoio e dello staff tecnico di aspettare Bremer senza sostituirlo. One team, una squadra. Davvero.

Dopo Biella, Smith ha vinto molto, anche una Liga de las Americas, il corrispondente sudamericano dell’Eurolega con i Pinheiros di San Paolo, in Brasile. Oggi è presidente di JSmithHoops, un’associazione che offre formazione cestistica ai giovani di Hoover, in Alabama. Insieme a Joe, che guidò il suo primo camp per ragazzini da sedicenne, ci sono i quattro fratelli e il padre, ex musicista jazz. Dei quattro fratelli, Jason e Jaime giocano ancora in Europa, mentre la sorella minore Jada è ancora al college.

Author: Giampiero Canneddu

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