Il campione e il sistema

Mike Hall è stato nominato per la quarta volta consecutiva (su cinque) giocatore del mese del girone Est di serie A2. La sua Bondi Ferrara a febbraio ne ha vinte cinque su cinque. In uno di questi match, la vittoria in trasferta su Ravenna, l’ex rossoblù ha conquistato la tripla doppia con 22 punti, 12 rimbalzi e 10 assist. In un’altra occasione, il successo contro Forlì, è arrivato a 51 di valutazione. La serie positiva ha portato gli emiliani in zona playoff e lontana a sufficienza da quella playout, una minaccia concreta fino a qualche settimana prima. Nello stesso periodo l’Eurotrend Biella ha vinto due match e ne ha persi tre. Sommando la Coppa Italia e la prima giocata a campionato a marzo siamo a tre contro cinque. E qualcuno, inutile dirlo, ha guardato a Est e nello stesso tempo al passato perché, nello sport contemporaneo e impaziente, basta un piccolo calo di prestazioni e risultati per dare spazio ai rimpianti e al “che cosa sarebbe accaduto se…”

Per provare a ragionare su questo tema, bisogna partire da una frase pronunciata qualche settimana fa da Michele Carrea: «Preferisco guardare un giocatore che si migliora partita dopo partita piuttosto che uno con il talento da Nba che per pigrizia si ferma in A2». Discorso di carattere generale, certo. Ma se si deve pensare a un talento immenso che ha vestito di recente il rossoblù, pensare a Mike Hall è quasi inevitabile. A Ferrara è la stella e il leader, l’uomo che fa pentole, coperchi e anche il fuoco dei fornelli. Ha la palla spessissimo in mano, tira 14,3 volte a partita ma con un massimo di 21 in uno dei successi di febbraio. Torniamo indietro di un anno e pensiamo alle due partite-chiave della stagione scorsa: nella finale di Coppa Italia il possesso decisivo, quello del sorpasso, finì nelle mani di Mattia Udom (e la faccia di Hall a fine match fu da copertina). Nella gara-5 in casa contro Verona, Hall tirò solo una volta negli ultimi decisivi otto minuti, e fu il tiro della disperazione a fil di sirena prima dello scadere dei regolamentari, nulla di costruito o di disegnato per lui.

In quella frase e in quelle differenze c’è anche il credo cestistico di Michele Carrea. Chiunque vorrebbe allenare LeBron James e probabilmente anche Napoli, con LBJ in campo, passerebbe da ultima a prima in classifica. Ma il gioco di Carrea è di squadra e di sistema. Al canestro si arriva cercando sempre, quasi maniacalmente, il passaggio che mette nelle condizioni di segnare il giocatore che ha le maggiori possibilità di farlo in quell’azione. La chiave non è solo la qualità del pallone, naturalmente, ma anche la fiducia di chi se lo trova in mano per il tiro. E se si deve trovare un difetto nell’Eurotrend delle ultime partite, oltre che sull’approccio difensivo in certe fasi, è nel numero di tiri aperti non andati a bersaglio. Ma Carrea non cambierà stile di gioco per questo, perché sa che non tutto può passare dalle mani di Jazz Ferguson (che pure avrà sempre la libertà di procurarsi i tiri che sente nelle sue corde). Quando è successo, non sempre ha detto bene a Biella, specie nelle ultime partite in cui ogni difesa si è dedicata in modo particolare.

Nella foto Mike Hall dal sito della Kleb Ferrara

Author: Giampiero Canneddu

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