Squadra conosciuta, coach nuovo





«Ripartiamo dai 25 minuti centrali e dal fatto di aver vinto la sfida a rimbalzo. Siamo stati vivi e brillanti contro una squadra importante».

«La differenza canestri può decidere chi va ai playoff e chi no. Questo genere di cose non deve più accadere. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che c’è molto da lavorare».

Lo scenario è il medesimo, la sala stampa del Forum dopo la prima di campionato. Anche il personaggio al microfono è lo stesso, Michele Carrea. Ma a leggere il riassunto delle sue reazioni post-partita di anni ne sembrano passati sette, non uno, tra l’esordio in campionato del 2015 e quello del 2016. La prima dichiarazione arrivò dopo un treno in faccia, il -13 subito da Agrigento in casa. E la seconda è fresca fresca, dopo il +10 dell’Angelico Biella contro la Novipiù Casale, dopo essere stata sempre in vantaggio e aver varcato il ventello di margine. In questa differenza di sfumature e di atteggiamento nei confronti dei giocatori, a ben guardare, c’è il cambio di passo numero uno tra i rossoblù a lungo impantanati sul fondo della passata stagione e quelli di quest’anno, che chissà dove vogliono arrivare con la maglia nuova che ricorda un campionato da 30 vittorie su 36.

È vero, ci sono anche gli schemi nuovi, il piano partita che con Amedeo Tex Tessitori prevede palloni sotto le plance a tonnellate, con quel dettaglio in più (Mike Hall lontano da canestro nelle azioni offensive) che costringe il secondo lungo avversario a rinunciare all’aiuto sul ragazzone di Siena. E c’è la difesa attenta anche quando ci sono in campo i “bimbi” Wheatle e Massone, che ha consentito di vincere una partita a punteggio basso contro una squadra di Ramondino, una rarità. Presupposti importanti che hanno fatto sembrare quasi facile il successo all’esordio nel derby e hanno mostrato che una buona preseason ha consegnato al campionato una squadra pronta.

Eppure Michele Carrea è arrivato in sala stampa con una carogna sulla spalla. Esigente, non contento, pronto a dire che la pancia piena alla prima giornata è il più grave errore del mondo, ha passato metà del confronto con i media a sottolineare gli errori e le cose che ancora non funzionano: gli ultimi due minuti distratti che hanno dissipato metà vantaggio, la second unit che ha concesso troppo, la panchina giovane che un giorno forse sarà lunga ma adesso non lo è. Il coach ha parlato come qualcuno che ha bene in mente quanto può diventare forte la sua creatura (sua e di Marco Sambugaro, che l’hanno costruita dalle fondamenta scegliendo ogni mattone) e che sa di non potersi accontentare fino a quando la metamorfosi non sarà compiuta. Che differenza dall’allenatore dell’anno scorso che, dopo il dito d’asfalto passato da Agrigento sui rossoblù, gonfiò il petto e sottolineò tutte le cose belle e buone che aveva visto in campo.

Una lezione, per noi che vediamo da fuori: il coach sa, noi immaginiamo. Il Carrea dell’ottobre 2015 probabilmente sapeva che sarebbe stata dura, che la squadra era fragile e bisognosa di coraggio, almeno fuori dalla porta del santuario degli spogliatoi. Tra la gente, proteggeva e dissimulava. Ripeteva, anche dopo le sconfitte più sonore, che in settimana si era lavorato bene e che l’impegno presto o tardi avrebbe pagato. Oggi no. Oggi di impegno ne vuole ancora, anche dopo un +10 che somigliava di più a un +20 al netto del garbage time. A fare gli interpreti da fuori è un ottimo segno: il primo a pensare che quest’anno ci potremmo divertire è il capo allenatore.

Author: Giampiero Canneddu

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