Quelli che credono nel progetto

Andrea Renzi e Marco Laganà: uno in partenza, l'altro felice di restare a Biella

Andrea Renzi e Marco Laganà: uno in partenza, l’altro felice di restare a Biella

Se potessi abolire con una bacchetta magica una parola, nelle dichiarazioni degli sportivi contemporanei, sceglierei questa: progetto. Che dovrebbe indicare una programmazione pluriennale, per lo sviluppo di una squadra o la crescita di un atleta. Ma invece ormai è un pietoso eufemismo che nasconde uno zero in più in un assegno. L’esempio più eclatante, ovvio, arriva dal re calcio. Edinson Cavani, presentandosi ai nuovi tifosi del Paris Saint Germain, ha detto: «Non sono qui per soldi ma per il progetto del Psg che è molto ambizioso». Un progetto quinquennale da 10 milioni di euro l’anno, per inciso. Più 64 di clausola di rescissione pagata al Napoli, il cui presidente De Laurentiis mostrò insofferenza verso l’inviato biellese di Sky Alessandro Alciato (poi minacciato di morte via social network dai tifosi partenopei), perché osò chiedere al bomber dell’Uruguay quale destinazione preferisse, ora che il suo tempo al Napoli poteva dirsi concluso.

Ma veniamo alla pallacanestro. Premesso che gli esempi in giro per le squadre di ogni ordine e grado sarebbero infiniti, cominciamo da Lino Lardo, che si è presentato poche ore fa a Trapani: «Qui vogliamo sviluppare un progetto» ha detto. Probabile, ma il progetto è a base di euro freschi, visto che Andrea Renzi ha nicchiato di fronte all’offerta economica di Biella (aveva firmato un biennale, ma da ridiscutere in caso di retrocessione) ma sembra prontissimo ad accettare quella del club siciliano che, per conquistare la LegaDue Gold, ha già speso il denaro necessario ad acquistare il titolo sportivo di Scafati. Renzi che, a metà maggio, alla domanda «Dove ti vedi l’anno prossimo?» fatta da Beppe Rasolo, rispose: «Spero con tutto il cuore a BIella, per ripartire insieme». E che, nei primi abbozzi di squadra disegnati da Gabriele Fioretti, era ancora il centro titolare. Poi, quando è stato il momento di ragionare sul concreto, cioé sui soldi, si può immaginare che la cifra proposta da Biella, più bassa di quella del passato biennale, sia stata oscurata dall’offerta di Trapani. E se quell’offerta siciliana fosse pluriennale, vedrete che uscirà la parola “progetto”. A questo punto sorge legittimo un dubbio: nel ballottaggio virtuale tra Lardo e Corbani per la panchina di coach, non è detto che, se i rossoblù avessero scelto l’ex Milano, Roma e Bologna, l’avrebbero spuntata.

«Capisco tutto, ma l’offerta economica che il club mi ha fatto non crea le condizioni perché io possa tornare» ha invece detto Goran Jurak a La Stampa. Perfino l’eroe insomma, colui che aveva versato lacrime e speso ogni goccia di sudore nella passata stagione, a un certo punto deve tirare le somme. Anche se a maggio aveva detto: «Ho fatto una promessa ai tifosi e sono un uomo di parola. Se ci sarà una squadra tornerò qui». La squadra c’è. E offre quel che può pagare. Che forse è meno del progetto che Jurak o il suo procuratore potranno ottenere altrove.

Beninteso, ci sta tutto. È professionismo, è sport moderno. E un americano, per esempio, non capirebbe facilmente discorsi di bandiera oltre il livello del college. Vai a spiegare al neo giocatore di Varese Aubrey Coleman, per esempio, che c’era solo una canotta che i fans rossoblù (che ancora lo adorano) gli avrebbero visto addosso meno volentieri di quella. Allora forse, se la pallacanestro non è sport per bandiere e affari di sentimento, sono meglio il silenzio e l’attesa, quelli di Matteo Soragna, per esempio, il cui contratto sarebbe stato interrotto (ma nessuna comunicazione è mai arrivata), senza proclami né prima né dopo. E, se proprio bisogna sbilanciarsi, si raccomanda la coerenza. Quella di Marco Laganà, per esempio. Che twittò in tempi di iscrizione incerta la sua fiducia, dicendo che avrebbe atteso Biella, prima di qualsiasi decisione, aggiungendo la parolina magica #iocisono, sempre più simbolo del modo di essere rossoblù. E che in un’intervista pubblicata ieri, ci ha aggiunto tutta la gioia per la sua scelta: «Sono in Piemonte da tre anni e con grande felicità posso dire già da adesso che il prossimo anno al 99% sarò ancora un giocatore dell’Angelico. L’ambiente, sia all’interno della società che nella città in generale, è l’ideale per me». Lasciamolo agli altri, il “progetto”. Ma teniamoci ben stretto l’entusiasmo.

Author: Giampiero Canneddu

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