#Micasuccededinuovo (purtroppo)

Dopo una serata così, una Final Eight di Coppa Italia, una finale così, il primo istinto è semplice: in piedi ad applaudire la Pallacanestro Biella, per una volta griffata Eurotrend e non Angelico, fino a che non vengono i crampi ai bicipiti. Se lo meritano, poche storie: in campo con cinque senior, due dei quali Under 23 (il sesto, De Vico, è infortunato), e cinque Under 20 (o anche meno), hanno sconfitto la panchina lunga di Mantova, il blasone di Treviso e sono arrivati a un tiro dal battere anche la Virtus Bologna, ovvero la capolista del girone Est di A2, da tutti indicata come logica favorita per tornare al piano di sopra.

Ma con l’applauso e basta, sicuri di non far loro torto? Provando a fare un esempio, chi si offre volontario per andare a dare una pacca sulla spalla a Mike Hall e dirgli “fa niente, bravi lo stesso”? Hall è quello che dopo l’ultimo tiro sbagliato da Udom ha messo su una faccia che Cal Lightman, lo scienziato dei telefilm che svela le altrui menzogne osservando le espressioni del viso, potrebbe usare per descrivere la rabbia pura. Probabile che non gli sia passata del tutto sul bus che riporta la comitiva rossoblù a Biella. E probabile che di chiacchierare e scherzare non ci sia tutta questa voglia nemmeno sui sedili accanto. Del resto i complimenti dopo una sconfitta si fanno a chi, appunto, è destinato a perdere e che dopo una buona prestazione che vale quasi il successo ha fatto più di quanto ci si aspettasse.

Un corno (sostituire con parolaccia a piacere). Hall ieri sera twittava di “sogno”, pensando alla finale da giocare. Ferguson in una conferenza stampa ha detto che per lui, che non ha messo su famiglia e di professione gioca, vincere con Biella varrebbe il più bel giorno della vita. Venuto fino a un anno e qualche mese fa trovava ancora cronisti che lo descrivevano come l’allunga-panchina a cui non si può chiedere di più. E stasera – parole di Federico Danna – ha fatto la giocata più importante della finale: un fallo antisportivo con protesta a muso duro che ha cambiato l’atteggiamento dell’intera squadra. Wheatle, Pollone e Massone – paradossalmente i più abituati a giocare finali dai tempi delle giovanili – tengono il campo come se non fossero senior da anni. E non lo fanno per caso (altro mantra di Carrea) ma perché lavorano per dare quel contributo in partita, a prescindere dalla sua importanza.

Tutti, dal primo per minutaggio all’ultimo dei non entrati, hanno dato il massimo per vincere con le gambe, con le mani, con i polmoni e con la testa. Presente l’ultimo vantaggio? Tira Jazz, sbaglia, rimbalzo di Hall, che tira e sbaglia ma c’è ancora un rimbalzo in attacco, Hall vede Ferguson che tira: tripla e +1. Quel massimo è stato abbastanza fino a lì. Fino all’ultimo semigancio di Rosselli e alla palla tirata in cielo da Udom fuori equilibrio, e alla rimessa tirata in cielo da Ferguson troppo difficile da trasformare in canestro per Hall. Quanto è frustrante sapere che era abbastanza e che è stata questione di episodi? Per questo aspettiamo qualche ora per standing ovation e pacche sulle spalle. Loro sono delusi e il nostro orgoglio non funziona. Non subito. Ma una cosa è certa: senza la delusione, senza la pancia vuota, è difficile migliorare. E martedì, al primo allenamento, la sfida sarà rimettere testa al campionato. Perché se la Coppa Italia ha spiegato una cosa, è che tutta questa differenza tra Biella e le squadre dell’Est non si è vista. E poi c’è una certezza: smaltita la stanchezza, Carrea e Viola si attaccheranno ai video, alla caccia degli errori da correggere.

Author: Giampiero Canneddu

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