I migliori della storia rossoblù numero per numero (prima puntata)





La nuova stagione non è ancora cominciata. Campionati virtuali, pronostici e griglie di partenza ci appassionano come un film d’essai degli anni ’30 sottotitolato in bulgaro. Allora meglio giocherellare con la storia. Posto che, come ogni classifica o pagella, è opinabile e soggettiva, abbiamo provato a prendere in considerazione i numeri di canotta scelti dai giocatori in questi anni di Pallacanestro Biella. E abbiamo scelto il migliore di loro per ogni numero. Selezione facilissima in certi casi. Impresa titanica in altri. Nella prima puntata ecco i numeri dall’1 al 10. E che si apra il dibattito…

#1 Mike Hall Ok, la concorrenza è poca: lui, Orso Bruno e Kyle Johnson. Ma non è quello il punto: è arrivato in una squadra depressa e ha portato, innanzitutto, il sorriso e l’ottimismo. Poi ha aggiunto anche qualche dozzina di rimbalzi e una quintalata di leadership. E ce n’era un gran bisogno. Non basta? Si è infortunato, ha lottato per guarire ed è rimasto, per tornare in campo in rossoblù.

#2 Thabo Sefolosha Fermi tutti, lo so che lui aveva il 4. Ma solo perché, quando ha giocato in maglia Angelico, la numerazione libera non era ancora consentita e il 2, con cui ha esordito in Nba in maglia Chicago Bulls, non si poteva usare. Già, la Nba: si è aperto la strada verso gli States, arrivandoci direttamente dal rossoblù. E se non fosse abbastanza, un solo altro giocatore ha vestito il 2 in rossoblù: Marcel Jones…

#3 Jazzmarr Ferguson Anche qui parliamo di un numero non dei più usati di sempre nella storia di Pallacanestro Biella. Ma Jazz si merita la “chiamata” non solo per questa ragione: corre a più di 20 punti a partita, attacca il ferro, tira da fuori, attira le difese e scarica gli assist. Dicono sia un po’ morbido nell’altra metà campo. Ma parliamoci chiaro: se uno così difendesse come Soragna lo vedremmo solo in tv. Invece, per un biennio (contratto prolungato alla mano), è ancora affar nostro.

#4 Malik Dixon Santi numi, che difficile fare un nome solo. Classe o cuore? Bandiera o entusiasmo? Eliminati Luca Murta (che, tra tutti, è l’unico che ha vinto un titolo) e Goran Jurak, messo da parte (ma col barbatrucco) Reece Gaines, esaminati con distacco gli altri candidati (chi ha detto Keep?), restavano DeMarco Johnson e Malik Dixon. Alla fine, la maglia tocca al mago, perché la prima squadra in serie A non si scorda mai.

#5 Nicola Minessi E non c’è altro da aggiungere.

#6 Cookie Belcher La classe pura, il talento e il cervello, la prima schiacciata-360° vista al PalaScatola, la sfiga di un fisico troppo fragile per poter spiccare il grande salto. Ma anche la fedeltà al rossoblù che in un americano è cosa rara. Quando, a metà della quarta stagione, Marco Atripaldi decise di fare a meno di lui, fu dura come espiantarsi un rene senza anestesia.

#7 Matteo Soragna Anche qui non c’è altro da aggiungere. È arrivato promessa, se n’è andato nazionale, per poi tornare perché qui era casa sua. Peccato per quell’ultima stagione. Nel pensiero di molti (e anche mio) la sua canotta dovrebbe stare appesa al soffitto del Forum.

#8 Damon Williams Il demonio alto come un’ala piccola ma che partiva in contropiede come una guardia, che sparava triple come un play ma prendeva rimbalzi come un centro: consideriamolo il simbolo di una squadra, l’ultima dell’era-Ramagli, che ha lasciato il segno. Tommo Raspino, primo capitano rossoblù ad alzare una coppa, se lo rimirava ragazzino da bordocampo. E ci capirà.

#9 Marco Laganà Anche qui lasciare fuori Jamel Thomas (vestì il 9 nella sua seconda esperienza rossoblù) sembra una bestialità. Ma Lagghi è cresciuto a casa nostra, arrivato ragazzino, svezzato da Danna, approdato in Nazionale, campione d’Europa Under 20 e poi play titolare in prima squadra. È anche lui il simbolo della rinascita fatta in casa.

#10 Antonio Granger Finta a destra, poi a sinistra, poi fuga a destra sfruttando il blocco, scarico di Brewer quando arriva in angolo e tripla solo retina: sembrava danza e non pallacanestro, in quella stagione delle 30 vittorie che valse la serie A diretta. Mani così torride ne abbiamo viste poche, davvero.

Qui la seconda puntata dall’11 al 20

Qui la terza puntata dal 21 al 55

Author: Giampiero Canneddu

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