I mat





A Bologna sarebbero i cinni. E, tra Fortitudo e Virtus, ne hanno visti parecchi e ancora ne vedono. A Brescia sarebbero gnari. In mezza pianura padana li chiamerebbero i bocia. Qui siamo nelle valli biellesi e, anche se uno di loro è nato a Sud del Tamigi, a un passo dal cuore di Londra, li chiameremo i mat. I mat diventano dei nostri al primo allenamento al Forum. Sanno che il basket è una passione, la loro passione, ma non possono sapere quanto potrà far parte del loro futuro. Questo dipende da molte variabili: il talento, ovviamente, ma anche l’applicazione, la voglia di lavorare in palestra, la fiducia nelle indicazioni del coach che probabilmente li ha scelti e che certamente li guiderà per mano fino alla maturità, quella scolastica e quella da atleti, l’ultimo anno delle giovanili. Ovvero Federico Danna.

Più le variabili sono favorevoli, più gli impegni con Federico Danna si sommano a quelli con la prima squadra: una canotta, un numero assegnato per tutta la stagione con il nome scritto sulle spalle, le trasferte, la stanza d’albergo magari in compagnia di un senior alla decima stagione da professionista. E a ogni partita la speranza di aggiungere qualche minuto al proprio curriculum, meglio se non sul +20 o sul -20 ma quando il pallone pesa ancora e ogni canestro conta. In certe stagioni c’è una variabile favorevole in più: una squadra costruita per far loro posto nel roster, un po’ per budget e un po’ perché ci si crede davvero, in cui i minuti devono arrivare per forza, perché i senior – salvo infortuni – sono solo sei. E se un muscolo di Mattia Udom ha bisogno di convalescenza, diventano cinque.

In situazioni del genere i mat hanno solo una possibilità per non restare incollati alla panchina: dimostrarsi affidabili, sapersi rendere utili, prendersi quello spazio e conquistarne di più facendo la cosa giusta in quei pochi minuti a disposizione. Si comincia dai piccoli gesti: una stoppata che cancella un canestro che sembra scontato dopo una palla persa, il rimbalzo offensivo con tap in che vale un supplementare in trasferta e poi quella partita si vince, il palleggio verso il canestro nel traffico con assist a un compagno, l’improvvisa promozione da non entrato per una stagione e mezzo a primo cambio dei lunghi. E prima o poi i piccoli gesti diventano imprese da scolpire sul marmo del monumento alla stagione. Carl Wheatle: 29 punti in 26 minuti con 38 di valutazione e un surreale +45 di plus/minus, il parziale a favore di Biella contro Ferentino con lui in campo. Luca Pollone: 14 punti con il 100 per cento dal campo e il 3/3 dall’arco. E se l’inglese, l’Under 20 con più minuti in campo in A2 Ovest finora, aveva già lasciato intuire che per una prestazione simile sarebbe stata solo questione di tempo, Pollo il vercellese aveva dovuto aspettare la trasferta di Trapani alla decima giornata per segnare il primo canestro dal campo stagionale. Ora le difese altrui smetteranno di battezzarlo come uno che tanto passerà palla invece che tirare perché lui è pur sempre lo stesso di un epico canestro nelle finali scudetto Under 20 di Cantù, quando a fil di sirena fece scansare i compagni per chiuderla lui attaccando il ferro e andando fino in fondo.

Chissà che cosa pensavano i mat la prima volta che sono entrati al Forum, quelli appena atterrati da quindicenni con un volo da Heathrow o quelli che hanno percorso la Trossi in auto con papà salendo da Vercelli. Non lo hanno raccontato nella pancia del Forum, chiamati per forza alla prima conferenza stampa della loro vita dopo una partita da 43 punti (su 100 della squadra) in due. Del resto hanno ammesso (in perfetto italiano anche Carl Wheatle) che non si rendevano ancora conto di quello che era successo. Ma qualunque cosa fosse, l’avrebbero dedicata a Federico Danna, che in quel primo giorno al Forum c’era. Lo ha fatto anche Michele Carrea: «La partita l’hanno cambiata loro» ha detto. «Spero che tutte le anime della società, intendo dire tutti quelli che li hanno scelti, curati e istruiti, siano soddisfatti e orgogliosi di questi ragazzi». Schieriamoli in un quintetto (sesto uomo incluso) ipotetico: Carl Wheatle, Luca Pollone, Federico Massone, Luca Rattalino, Samuele Pasqualini, Matteo Pollone. Se questa stagione, comunque vada a finire, sarà di quelle da ricordare, è anche perché li ha visti crescere moltissimo e (per ora) vincere altrettanto.

Author: Giampiero Canneddu

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