Gli uomini del 2016/2: Mike Hall

Se pensate di aver visto tutto quello che si poteva vedere su un parquet di basket, dal canestro da metà campo di Minessi all’autocanestro di Mavunga, dal fadeaway da semifinale di Brunner al tiro libero con preghiera di Blair, sappiate che non è finita. Io ho visto con i miei occhi Mike Hall invitare alla calma i compagni di squadra.

Mike.

Hall.

Invitare.

Alla calma.

Leggete piano, adesso, e se siete frequentatori del Forum, specie dopo Biella-Eurobasket Roma, a Mike Hall affidereste il governo dell’Onu, le chiavi dell’economia mondiale e anche la decisione chiave su pandoro o panettone a capodanno. Immaginate di leggere quella frase un anno e mezzo fa. Da sbellicarsi dalle risate, pensando alla fama che circondava il giocatore prima del suo arrivo a Biella: caratteraccio, testa calda, talento indiscusso ma difficile da gestire, ci sarà un perché se è lontano dal giro che conta…

Sono passati mesi e Hall è un modello, per molte ragioni. Il talento, santi numi, è un diamante in mezzo al carbone del basket italiano: pensate all’Angelico Biella di quest’anno e immaginate quanti altri giocatori, avversari compresi, sono in grado di tirare fuori un canestro da situazioni impossibili. Lui sì: una penetrazione contro tre, magari subendo pure fallo, o il tiro cadendo all’indietro dalla linea di fondo dopo una decina di palleggi in post basso per prendere posizione, con la palla che carezza appena la retina.

Ma la vera ragione per cui Hall è un modello è un’altra: si chiama volontà. Voler tornare, innanzitutto: a proposito del passato, dopo il crac del legamento del ginocchio contro Latina, in tanti – inutile nasconderselo – hanno pensato che non potesse farcela a tornare non solo quello di prima, ma anche ad allacciarsi le scarpette per una partita. Anche Biella, rinnovandogli il contratto, mise una clausola di cautela: sei dei nostri ma solo dopo la visita medica di controllo diventa ufficiale, gli hanno detto. E lui ha firmato. Poi, posata la penna, ha passato l’estate ad allenarsi e lavorare, presentandosi al campionato più pronto e tirato a lucido di uno sano.

E poi voler migliorare: l’ultima partita del 2015 fu la sconfitta in trasferta contro Omegna. Quell’Angelico aveva due attaccanti accentratori, Ferguson e Hall, costretti dagli eventi a tenere palla in mano troppo spesso, e troppo spesso a forzare. Tutto il contrario del basket fatto di pazienza e di passaggi per trovare il tiratore giusto che sono nel credo di Michele Carrea. Un anno dopo Hall ha una media assist (2,9 a partita) che qualche playmaker si sogna, tira 13 volte a partita in una squadra che cerca il canestro 66,2 volte in media e, nel frattempo, resta in campo più di tutti, cattura rimbalzi, si sbatte in difesa, guida da leader. E sì, nei finali concitati come quello contro Rieti, guarda i compagni, si appoggia le dita sulle tempie e dice a tutti di stare calmi. È un giocatore diverso, più completo, probabilmente migliore di come sia mai stato. A proposito, a Biella non si vedeva un giocatore prendere 20 rimbalzi in una partita dal 23 marzo 2003. Ma Brooks Sales lo fece in una sfida Biella-Fabriano finita dopo tre supplementari.

Author: Giampiero Canneddu

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