Gli uomini del 2016/1: Carl Wheatle

Fine dell’anno, tempo di bilanci. Allergici alle pagelle come al solito, da queste parti preferiamo dedicare qualche riga a tre dei personaggi più importanti del 2016 dell’Angelico Biella. Il primo è Carl Wheatle. E a scrivere di lui è un anonimo lettore del blog (che ringraziamo).

Piatto di patatine, cuffie Dr Dre in testa e un tavolo isolato nella caffetteria di Città Studi.

– Come stai Carl?

– Bene, grazie

– Cos’hai fatto di bello questa mattina?

– …Ho dormito”

Questa era la scena a cui si assisteva, senza bisogno di romanzarla troppo, ogni giorno all’ora di pranzo, tra un giovane londinese arrivato a Biella per il basket ed una qualsiasi persona che cercasse di parlarci assieme.
 
Il primo impatto poteva non essere dei più positivi. 
Chi bazzica un po’ nel mondo del basket sa perfettamente quanti migliaia di giocatori provenienti dal mondo anglosassone siano un po’ come Carl in quel momento: pigri,  in tuta da ginnastica in ogni occasione, con poca voglia di imparare il difficile italiano, con una alimentazione che a noi verrebbe voglia di imprestargli la nostra nonna per un paio di mesi, ma soprattutto con pochissima predisposizione ad abbracciare il nuovo contesto in cui si trovano.

Fortunatamente, mai come in questo caso, la prima impressione è stata totalmente fuorviante.

 Carl dimostra di essere un duro. A 16 anni (età in cui noi siamo intenti a scegliere se sia meglio schiacciare il nostro brufolo adolescenziale o lasciarlo lì dov’è) viene catapultato in un mondo non suo, lontano dai suoi affetti, circondato da gente che parla una lingua incomprensibile. Carl sembra però non subire particolarmente tutto ciò. O forse si. In ogni caso in poco tempo si fa voler bene da tutti. 

Carl è anche forte. È fisicamente un torello troppo prestante per i pari età. La struttura è quella di un ragazzo di colore con braccia, gambe e mani infinite. Questa dote, unita ad un buon palleggio, lo rende un giocatore offensivo e difensivo con pochi eguali nella sua categoria.

Carl Wheatle (foto Alberto Tesoro/Pallacanestro Biella)

Che Carl sia forte o meno, ci interessa relativamente però. 

Carl è un leader. Di quelli silenziosi. Quante persone conoscete in grado di condizionare positivamente il vostro atteggiamento senza che vi dicano e vi impongano nulla? Quante sono in grado di farvi notare un vostro errore sorridendo, senza infastidirvi? Poche, molto poche purtroppo.

Le trafile a livello giovanile proseguono con un senso di “quasi monotonia”.
 I soliti punti, i soliti rimbalzi, la solita energia su entrambi i lati del campo. 
La costanza è stata talmente costante da averla fatta sembrare scontata, ma invece è proprio lì la cosa stupefacente: avete presente quanto è difficile essere costanti in una situazione come il basket, in cui le variabili che non dipendono da te sono infinite? Avete presente quanto sia difficile esserlo quando si è ancora diciassettenni? 
Solo il lavoro duro quotidiano a testa bassa, può portarti a ciò. Allenamento dopo allenamento. Non c’è talento che tenga.

Arriva finalmente la prima squadra (estate 2015) e con essa le prime, immancabili, voci da bar sport: «Eh… bravino eh… Ma non ha tiro da fuori!”, “Bel fisico eh… Però non è nè 3, nè 4” e via così.

 In ogni caso Carl inizia la sua stagione da undicesimo uomo, il che vuol dire che fai la prima parte di allenamento, ma che nella parte di gioco devi sperare che il vice-allenatore si ricordi di cambiarti ogni tanto con il decimo uomo. Altrimenti guardi.

 Da gennaio in poi Carl diventa addirittura dodicesimo uomo, il che significa che tutta la seconda parte dell’allenamento la passi in piedi, a bordo campo, a guardare gli altri che giocano. 
Mai una lamentela a riguardo. Mai nemmeno uno scazzo o un segno di disappunto. 
Sempre e solo un sorriso stampato in faccia. 
E ricordo che stiamo parlando del miglior rimbalzista di un europeo U20. Uno tra i primi cinque giocatori in Italia. Roba che se saluta Biella, ha almeno 10 club di seria A europei pronti a prenderlo.

Durante l’ultima l’estate Sambugaro decide di rendere Carl un mattone importante della prima squadra. 
Quanto importante però, lo dovrà dimostrare Carl stesso. 

Al giro di boa di campionato Carl ha in media 20 minuti giocati, 6.5 punti segnati, 3 rimbalzi e un assist, con partite da 29 punti e tap-in vincenti allo scadere. 
Direi che quanto sia grosso questo mattone, al di là delle cifre, lo abbia ampiamente dimostrato.

Io per questo Natale mi sono fatto un regalo: mi sono regalato un po’ di Carl. 
Mi sono regalato la sua voglia di lavorare senza volere i riflettori puntati addosso, la sua capacità di essere leader col sorriso stampato in faccia, la sua umiltà nell’accettare cose che altri talentini mai avrebbero accettato. 

Non so quanto sarò in grado di concretizzare questo “regalo”, ma sono certo che ci proverò.

 Provate a farlo anche voi. Non credo ne resterete delusi.

Author: Giampiero Canneddu

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