Edgar Sosa: nuovo infortunio, vecchio coraggio

Edgar Sosa, di nuovo infortunato

Se a Edgar Sosa volete fare un dispetto, chiamatelo sfortunato. Il che, formalmente, sarebbe indiscutibile, perché la sua buona stella dev’essere diventata un buco nero se, dopo nove mesi di riabilitazione per una terribile doppia frattura alla gamba destra, al rientro va in frantumi un altro osso, questa volta nel piede sinistro. Eppure l’ex play maker dell’Angelico Biella edizione 2010-2011 non molla. Anche se la sua ultima partita vera risale, ormai a più di un anno fa. «Sto bene» dice ora su Twitter: «Molto presto giocherò a pallacanestro».

Nel frattempo, ghiaccio, fisioterapia, riabilitazione, reparti di ortopedia e gambaletti protettivi sono stati la sua quotidianità. Quel che era successo nel settembre del 2011 è ancora negli occhi di tutti coloro che hanno avuto il coraggio di fare clic sul video, che ha fatto il giro del mondo via web, ma sempre con un’avvertenza: non guardate se vi impressionate facilmente. In Argentina si giocava Repubblica Dominicana-Panama, valida per il torneo di qualificazione olimpica: Edgar Sosa, dominicano di New York, era in campo e la sua squadra era in vantaggio comodo. Tentando un canestro in penetrazione, e ricadendo dopo un contatto con un avversario, la gamba destra si è spezzata di netto: tibia e perone sbriciolati a straziare il muscolo, i compagni e gli avversari con le lacrime agli occhi e le mani nei capelli. La diagnosi, una sentenza di condanna: nella migliore delle ipotesi mesi e mesi di riabilitazione, senza la certezza di tornare come prima. E un contratto, quello firmato con Montegranaro, cestinato prima ancora che iniziasse la preparazione. Nella peggiore delle ipotesi, due anni per riacquistare la piena efficienza fisica e, forse, non rivedere più il campo.

Per Sosa sono stati mesi duri, costellati di fatica e di progressi lenti ma costanti. E la sentenza di condanna senza appello è stata ribaltata: in estate, dopo soli nove mesi e mezzo dall’infortunio, Sosa era in campo, con una grande arancia in mano e, soprattutto, con la chiamata dei Sacramento Kings per la Summer League Nba. Ma a luglio la Repubblica Dominicana è chiamata a Las Vegas, per una partita di avvicinamento alle Olimpiadi contro gli Usa. Sosa ha la canotta e la fiducia di coach John Calipari. Ma mentre Kevin Durant ne segna 24 e gli Stati Uniti vincono 113-59, Sosa è già stato accompagnato negli spogliatoi a braccia. La diagnosi è un’altra sentenza: frattura al piede sinistro.

Il tweet di Edgar Sosa al nostro account

 

 

 

 

 

 

Altro stop, altra riabilitazione, altra fisioterapia, la strada verso il campo che diventa di nuovo lunga e in salita. Ma Sosa non molla: «Ho passato la giornata nel ghiaccio» racconta di un momento in cui la riabilitazione aveva nel menu solo le gambe a mollo nell’acqua gelata. «Diventerò un cubetto anche io». E quando si scoraggia, basta poco per riprendere energia: «Qualche volta ho voglia di mandare al diavolo la riabilitazione e mandare al diavolo tutto» ha twittato la settimana scorsa. «È passato un anno e non è ancora finita. Poi guardo mia madre e penso che non posso fermarmi». Il tutto, con una dote che ha allenato come il tiro da fuori: «Se c’è una cosa che ho imparato quest’anno è la pazienza». Nel frattempo, ha anche ricevuto il battesimo, nella sua chiesa cristiana battista. E ora non vede l’ora di rimettere piede in campo, con la forza di chi ne ha viste di terribili, e con il sorriso sereno di chi vive le sue giornate come un dono. «Ringrazio Dio per tutto quello che mi succede nella vita» è la sua presentazione su Twitter. A uno così, sarebbe un torto parlare di sfortuna.

Author: Giampiero Canneddu

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