Brackins e gli altri: dove sono gli ex

Torna domenica al Forum, nell’anticipo del dopopranzo tra Angelico Biella e Bermé Reggio Calabria, Craig Brackins. Lo aveva lasciato nel dicembre del 2012, da americano tagliato in una squadra che provò mille rivoluzioni per non retrocedere, senza riuscirci. Passarono davvero tanti giocatori in rossoblù in quell’ultima e faticosa (emotivamente ed economicamente) stagione di serie A. Ecco dove sono finiti quelli che abbiamo perso di vista, dal primo all’ultimo, dai successi (pochi) alle delusioni (cocenti).

Goran Jurak. Lasciato il rossoblù (dopo aver detto che non lo avrebbe fatto, ma questa è un’altra storia), è tornato nella natia Slovenia. Dall’estate del 2013 è un giocatore dello Zlatorog Lasko, già impegnato nella seconda fase che vale i quattro posti per la final four che assegna il titolo. I biancoverdi per ora sono terzi e Jurak viaggia a 12,7 punti a partita.

Matteo Soragna. A quarant’anni e tre mesi il capitano non ha ancora abbandonato il parquet. Dall’estate è in serie B alla Bakery Piacenza, dopo un’ultima occhiata alla serie A con Capo d’Orlando. Al campo alterna la verve da commentatore, con il suo blog su La Giornata Tipo e in tv con Sky. Ma non smette di macinare minuti (oltre 29 a partita) e punti (9,6) in una squadra che è dentro una serie aperta di nove vittorie di fila.

Nemanja Jaramaz. Il tiratore serbo ha già tre trofei in bacheca dopo aver lasciato Biella. È stato campione del Kazakhstan nel 2013, con l’Astana con cui ha finito la stagione dopo il taglio rossoblù, poi il campionato polacco 2014 con il Turow Zgorzelek, dove ha passato due stagioni, e la coppa montenegrina quest’anno, alla sua prima esperienza con il Buducnost Podgorica.

Julian Mavunga. Il centro che Biella ricorda per un auto-canestro e per una foto discutibile fuori da un locale, sdraiato sul cofano di un’auto, ha cercato fortuna prima lontano dall’Italia e poi lontano dall’Europa. Hoverla, in Ucraina, è stata la sua prima squadra dopo Biella, esperienza interrotta dai venti di guerra. Poi nella seconda lega israeliana ha militato nell’Ironi Nahariya, in Kosovo al Pristina (dove ha contribuito alla vittoria nella Balkan League che raggruppa squadre bulgare, kosovare, montenegrine e macedoni) e da quest’anno è in Giappone agli Shiga Lakestars, nella Bj League, una delle due leghe professionistiche giapponesi.

Roberto Chiacig. Ha 41 anni e mezzo e non ha ancora voglia di smettere. Dopo la breve e poco fortunata parentesi di Biella, “Ghiaccio” ha girato l’Italia in serie B prima al Costone Siena, poi ad Agrigento, Scafati, Siena sponda Mens Sana, Cassino e infine, da novembre, a Orzinuovi, seconda in classifica in Dnb. Il suo viceallenatore? Alessandro Muzio.

Linos Chrysikopoulos. La promessa mancata è in patria, dove guarda dal basso le grandi del basket greco. Dall’estate è al Nea Kifissia, una delle tante squadre di Atene, settimo o ottavo uomo di un team che veleggia al nono posto, lontano da Olympiakos e Panathinaikos ma anche dalle sue ex squadre Aris e Paok Salonicco. Fino all’anno scorso ha giocato al Kao Drama, dove ha anche incrociato Tsaldaris. Le sue statistiche quest’anno: 8,7 minuti, 2,9 punti, 1,1 rimbalzi a partita.

Dimitrios Tsaldaris. A 36 anni non ne ha ancora abbastanza di parquet e di canestri visti dal campo. Dopo Biella è tornato in patria, per non lasciarla più: una stagione e mezzo al Nea Kifissia (compresa la prima del club nella massima serie), poi una fetta di annata al Kao Drama, sparito dal panorama cestistico in estate, e quest’anno in A2 ellenica con il Doxa Lefkadas.

Craig Brackins. Oggi è a Reggio Calabria, pronto a tornare al Forum da avversario, non abbastanza forse per uno scelto al primo giro in Nba. Dopo Biella è finito in Polonia, allo Stelmet Zielona Gora. Poi nella passata stagione ha giocato in Turchia all’Eskisehir, annata terminata con una retrocessione dalla prima alla seconda divisione. In estate la firma con Reggio Calabria e il ritorno in Italia.

Taylor Rochestie. Ha 45 presenze in Eurolega, quasi tutte maturate dopo il passaggio a Biella. Il play texano è diventato uno dei big della pallacanestro europea. Ecco la sua sequenza di squadre: Siena, Nizhny Novgorod (con 18,9 punti e 5,7 assist a partita nell’Eurolega 2014/2015) e ora Maccabi Tel Aviv, con cui ha firmato a giugno un biennale con opzione per un terzo anno. Ricordarlo in rossoblù guardare l’azione mentre la palla la portava solo Trey Johnson fa ancora male alla cistifellea…

Ramone Moore. Uscito (male) da Biella è tra i pochi ad avere vinto un titolo. Passata l’esperienza all’Alba Fehervar in Ungheria (dove ha provato a prendere il posto di Damian Hollis) dove si è fermato ai quarti di finale, ha vinto il campionato ucraino l’anno scorso con il Khimik. Quest’anno ha firmato per il Pieno Zvaigzdes Pasvalys, in Lituania, terzultimo nel campionato di casa ed eliminato al secondo turno di Europe Cup, nello stesso girone di sua nobiltà il Cibona Zagabria.

Trey Johnson. Free agent a lungo dopo l’esperienza biellese (a dimostrazione che non sempre bastano le statistiche positive a garantirsi un buon contratto), ha chiuso il 2015 in Giappone agli Hitachi Sunrockers. Attualmente risulta senza squadra.

Russell Robinson. Tra tagli e contratti a termine, la sua carriera sembra non essere mai decollata. Dopo l’addio a Biella ha passato metà stagione al Turow Zgorzelek in Polonia, poi nella mastodontica rosa dello Stelmet Zielona Gora (insieme a Brackins), squadra impegnata nel torneo polacco, in Vtb League e in Eurolega, salvo poi essere tagliato per giocare cinque partite allo Champville in Libano. L’anno scorso ha passato un mese in D-league agli Austin Spurs e dieci giorni ancora allo Stelmet. Quest’anno ha iniziato in Grecia con il Kavala (tuttora ultimo in A1) e da gennaio è di nuovo in Polonia, a Stettino, al King Wilki Morskich, 16 vinte e 12 perse finora.

Kevinn Pinkney. Dopo Biella, lasciata prima della fine del campionato, ha conquistato la promozione con il Trabsonspor. Poi ha mantenuto viva la sua fama da giramondo: Cina, Libano, Emirati Arabi, Venezuela e ora Filippine, come rimpiazzo da poche settimane del connazionale Kenny Adeleke nelle file dei Phoenix Fuel Masters, in un campionato dove è consentito un solo straniero e in cui ha esordito per passione anche un pugile, il “monumento nazionale” Manny Pacquiao.

Author: Giampiero Canneddu

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