Biella Jazz Club

Rivedere la stessa faccia in palestra per tre anni di fila, se non stiamo parlando di un giovane del vivaio, è cosa rara nel basket italiano contemporaneo. Se il giocatore in questione è un americano, è quasi impossibile. A Biella è successo solo altre due volte, con Cookie Belcher (quattro stagioni di cui una non finita per colpa di un infortunio) e con il recordman Alex Bougaieff, che di stagioni ne ha giocate ben cinque. Ma Jazz Ferguson che sta per iniziare il suo terzo campionato in rossoblù è un caso in un certo senso ancora più particolare.

Belcher forse avrebbe potuto volare lontano, ma i problemi fisici lo hanno frenato spesso e lo hanno tenuto ancorato al PalaScatola, di cui è stato tra i primi trascinatori ai tempi delle prime stagioni in serie A. Bougaieff era uomo-squadra ma non protagonista, sempre pronto a fare la cosa utile per il collettivo, anche nei pochi minuti a disposizione. Ma stava così bene a Biella che rinunciò a un approccio del Maccabi Tel Aviv. Jazzmarr Ferguson è reduce da due campionati in crescendo, da quando ha indossato la canotta rossoblù. Nel primo è stato top scorer dell’intera regular season, nel secondo ha conquistato il podio tra i migliori giocatori del campionato, dietro al compagno di squadra Mike Hall, ma altrettanto dominante. Sotto gli occhi di Michele Carrea è maturato molto. Era l’uomo che ogni tanto eccedeva nelle soluzioni individuali. Ora è un giocatore ancora più devastante grazie alla visione di gioco che gli consente di trovare compagni liberi quando la difesa si concentra su du lui. E sono i video che lui stesso ogni tanto pubblica sui social a spiegare perché un allenatore non vede l’ora di poter avere in squadra uno come lui: il palleggio, arresto, passo indietro e tiro funziona perché passa pezzi di estate al campetto, a casa, a provarlo e riprovarlo.

Nonostante tutto questo, rieccolo a Biella e da capitano. Lo fece anche Joe Smith che vestì la maglia Angelico per tre anni ma non consecutivi, finendo da leader della squadra. Le ragioni? Forse voglia di rivincita dopo la fine amara della passata stagione, in cui si è dominato nel girone e si sono perse allo sprint le due partite dentro-fuori, nei playoff e in coppa. Forse nessuno ha osato troppo nell’offrirgli una categoria superiore o un ingaggio migliore (stiamo pur sempre parlando di professionisti). O forse non c’è ragione di cambiare, anche a fronte di qualche dollaro in più, se ci si trova bene in un luogo e con una squadra. Di certo, Biella ha guadagnato un giocatore serio e leale. E forte. Lo dicono le cifre. E in una squadra un po’ meno in continuità rispetto a quella costruita l’estate scorsa, non è una base di partenza da poco.

Author: Giampiero Canneddu

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