Ma alla fine vi piacciono?

No, non i nuovi acquisti o il girone Ovest che, in cambio di campi sulla carta meno ostici e avversarie meno storiche, offre trasferte costose il doppio. Stasera si parla delle maglie, che fanno segnare la più grande rivoluzione di stile nella storia di Pallacanestro Biella. Già sarà un anno in cui ci metteremo almeno un girone d’andata a chiamarla Eurotrend e non Angelico (buona fortuna, amici radio e telecronisti…), ora si rischia anche qualche problema a riconoscere la propria squadra in campo. Posto che il dibattito è aperto tra chi le ama già alla follia e chi le trova repellenti, con tutte le sfumature in mezzo, proviamo a metterci proprio in mezzo. E a trovare tre ragioni per cui sono splendide. E tre per cui sono da rinchiudere al più presto nell’armadio.

Sono belle perché…
Sono colorate. Finalmente, dopo anni di bianco e blu scuri (e senza nemmeno un pallino rosso nel primo anno di A2), l’ingresso in campo di Pallacanestro Biella sarà brillante e scintillante. Il rosso è acceso e presente sia sulla divisa da casa, sia su quella da trasferta. Il blu è elettrico, senza concessioni a ombre e toni scuri. Bando alla tristezza quindi, come vuole il motto di Carrea: “Vediamo di divertirvi”.
C’è il Battistero. Serviva un simbolo della città da portare a spasso per l’Italia? Eccolo: la sagoma del Battistero, inconfondibile per ogni innamorato del Biellese che si rispetti. Sta sui pantaloncini in bella vista. E se qualcuno non lo riconoscesse, magari troverebbe un’occasione per andare su Wikipedia. E scoprire che siamo un gran bel posto.
Hanno i bordi rossi. Un tocco di classe che non serve solo a ricordare che siamo “i rossoblù”. Il rosso sul bordo delle maniche e del colletto è elegante e fa molto “sport”. Brava Errea. alla quarta stagione come fornitrice di Pallacanestro Biella e alla quarta personalizzazione.

Sono brutte perché…
Sono colorate. Ma dov’è finito l’understatement tutto biellese, la sobria eleganza di quel blu scuro che la Pallacanestro Biella indossa da sempre? Seppellito senza rispetto dal blu elettrico, degno di un abito da sposo vistoso degli anni Settanta. Per favore, ridateci il colore di prima, copiato dalle vasche di tintoria delle pezze per i completi di fresco lana che ci hanno resi famosi nel mondo.
Hanno troppi dettagli. E le righe davanti, e i bordi dei pantaloncini di colori diversi, e il Battistero, e la fascia sotto le ascelle, e le scritte “Biella” da una parte e “1994” dall’altra. Più che una divisa da basket sembra un outfit di Fedez dopo che si è fidanzato con la fashion blogger…
Nomi e numeri sono inguardabili. Nel mondo dei grafici c’è una crociata silenziosa contro il Comic Sans, il carattere che sembra quello dei fumetti scritto a mano che piace ai bambini ma che non si può vedere usato accanto a cose serie. Ecco, il carattere cicciottello e tonteggiante di nomi e numeri di maglia di quest’anno, che sembra preso in prestito da una confezione di giocattoli, rischia la stessa fine.

Author: Giampiero Canneddu

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