Alessandro Ramagli

Alessandro Ramagli in panchina al PalaScatola durante Biella-Teramo del 2005/2006 (foto Stefano Ceretti dal libro "Chi vuol essere rossoblù?")

Alessandro Ramagli in panchina al PalaScatola durante Biella-Teramo del 2005/2006 (foto Stefano Ceretti dal libro “Chi vuol essere rossoblù?”)

Legadue Gold, 14ªgiornata: Tezenis Verona-Angelico Biella
(domenica 29 dicembre, PalaOlimpia di Verona, ore 18. Radiocronaca diretta su Radio City, fm 89,9 o in web streaming)

In quella sera di maggio del 2006, chissà chi c’era tra chi c’è adesso. Massimo e Alberto Angelico di sicuro: erano i main sponsor. Anche Gabriele Fioretti: come ha confessato a Time Out di ottobre, era alla sua primissima partita al PalaScatola, da osservatore curioso e, dopo 40 minuti intensi come pochi, anche innamorato. Gianni D’Adamo e Niccolò Bosio forse erano in tribuna a fare il tifo, insieme ai 3500 che le gradinate di via Pajetta potevano a stento contenere. Di sicuro c’era Alessandro Ramagli: quel 76-80 che la Fortitudo Bologna strappò con i denti (e con un fischio controverso su una rubata di Thabo Sefolosha a Marco Belinelli che poteva valere il 78 pari) in gara-4 dei quarti di finale playoff fu l’ultimo atto dei suoi sei anni all’ombra del Mucrone. Era arrivato nel 2000, per fare il vice a Marco Crespi, con la patente di esperto di settore giovanile conquistata sul campo in anni di lavoro nella natìa Livorno. Il tempo di chiudere con 30 vittorie su 36 partite nella stagione dei record e fu naturale affidargli la prima squadra, in quella successione naturale in cui il vice diventa il capo che Biella istituzionalizzò anche con Bechi e Cancellieri.

È stato Ramagli ad allenare la prima partita in serie A. E a vincere la prima (contro Udine, all’esordio). È stato il primo a giocare una partita nei playoff (stagione 2002-2003, contro Napoli) e il primo a vincerne una (la gara-2 di quella serie, in casa). È stato il primo a salvarsi all’ultima giornata (2004-2005, con la festa a torte in faccia nella pancia del PalaDozza di Bologna) e il primo a tornare ai playoff, proprio in quel 2005-2006. Nel frattempo Biella era il teatro anche di altri eventi della sua vita: «Lì sono nati i miei due figli» ha detto in un’intervista prepartita. E alla fama di mago dei giovani, si era aggiunta quella di valorizzatore dei giocatori a disposizione. Sotto la sua guida Luca Garri è diventato un giocatore da argento olimpico, per esempio. E Thabo Sefolosha uno da Nba. Senza contare quello che è successo in seguito, con l’inserimento in squadra di giovani talentuosi subito con responsabilità e minuti, quello che ai coach nostrani (Corbani escluso, of course) riesce raramente. Due esempi su tutti? Niccolò Melli a Reggio Emilia e Achille Polonara a Teramo.

Ma torniamo a quella sera di maggio. Che fosse una serata speciale, e dalle emozioni forti, lo si capì nel dopopartita: sbollita la rabbia per una vittoria che poteva essere e non fu, sembrava che nessuno volesse più uscire dal palazzetto, come per far durare un po’ di più una stagione bella, o per ritardare il più possibile il momento degli addii. Non che a Biella non ci si fosse abituati: i giocatori si valorizzano e poi si lasciano andare, verso squadre più ambiziose e stipendi migliori. Di quella squadra lasciarono per crescere in obiettivi e ingaggio Garri, Williams, Smith, soprattutto Sefolosha che fu il primo rossoblù a sbarcare in Nba, da prima scelta dei Chicago Bulls. La porta degli spogliatoi tardò tantissimo ad aprirsi. Di norma succede per i cazziatoni dopo le sconfitte. Quella volta capitò perché c’erano tante parole da dirsi, per salutarsi. Quando Ramagli emerse dal tunnel aveva ancora i lucciconi. Raccontò le sue emozioni al microfono della radio tra una stretta di mano, una pacca e un abbraccio. Confermò quello che in molti si aspettavano: avrebbe lasciato Biella, perché un ciclo si era chiuso. E disse parole forti e belle, pensando alla città e ai ragazzi che aveva appena finito di allenare: «Ho detto ai ragazzi che comunque vada la loro carriera e la mia, dovunque mi capiterà di incontrarli, loro saranno sempre la mia squadra». Parole dette ai dodici di quell’anno. Ma forse il significato era più ampio: Alessandro Ramagli ormai era diventato rossoblù per sempre. La conferma? Sempre dall’intervista di un paio di giorni fa. «Per me non sarà una partita come le altre. Biella è un pezzo importante della mia carriera, della mia vita. Tutte le volte che affronto l’Angelico, è un’emozione unica, l’occasione per ritrovare vecchi amici». È quello che pensa anche Biella di te, Ale.

Author: Giampiero Canneddu

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